Nell’era delle piattaforme digitali e degli algoritmi, il lavoro si trova ancora e soprattutto attraverso le relazioni.
Secondo un' originale elaborazione fatta da Lorenzo Ruffino, esperto in analisi dei dati, nel 2025 il 32% degli occupati ha trovato lavoro tramite un contatto diretto con l’azienda, e un altro 25% dalla rete informale. Insieme fanno oltre la metà dei casi (fonte: microdati Istat).
Molto più indietro ci sono invece i canali digitali e gli annunci pubblicati, che spesso immaginiamo come centrali ma che, nei fatti, pesano ancora molto poco.
In particolare:
- circa il 26% dei candidati è stato assunto dopo essersi proposto direttamente a un’azienda
- il 16% grazie ad amici o conoscenti
- il 9% tramite familiari
- un ulteriore 5,5% è stato contattato direttamente dal datore di lavoro
Complessivamente, questo significa che oltre il 57% delle persone ha trovato impiego attraverso relazioni personali o contatti diretti.
Al contrario, gli annunci su giornali, siti web e piattaforme digitali incidono in modo molto limitato: poco più del 4%.
Quota percentuale degli occupati per canale attraverso cui hanno trovato l’attuale lavoro
| Contatto diretto azienda | 32% |
| Rete informale | 25% |
| Avvio attività autonoma | 16% |
| Canali istituzionali | 16% |
| Annunci e canale digitale | 4% |
| Percorso formativo | 4% |
| Altro o non sa | 2% |
(fonte: microdati Istat primo trimestre 2025 – L. Ruffino)
Le differenze per età
L’importanza dei contatti personali è ancora più evidente tra i giovani:
- tra gli under 20 la rete informale arriva a incidere fino al 37%
- nella fascia 20–29 anni, resta uno dei principali canali
In queste fasi iniziali della carriera, è molto frequente candidarsi direttamente presso le aziende o ottenere opportunità tramite conoscenze.
Con l’avanzare dell’età, invece:
- diminuisce il peso delle relazioni informali
- aumentano i canali istituzionali (concorsi, Agenzie per il Lavoro, Centri per l’Impiego)
L’effetto della durata della disoccupazione
Un altro elemento chiave è il tempo trascorso senza lavoro.
All’inizio della ricerca, strumenti digitali e contatti personali risultano utilizzati in modo equilibrato. Tuttavia, con il passare dei mesi:
- cresce progressivamente il ricorso alla rete di amici e familiari
- diminuisce la fiducia nei canali formali
Tra chi è disoccupato da lungo tempo, la rete personale diventa spesso la risorsa principale, arrivando a coinvolgere la grande maggioranza delle persone.
Differenze territoriali
Il mercato del lavoro italiano varia molto anche in base all’area geografica:
- Nord: maggiore utilizzo di annunci e agenzie private
- Centro: situazione intermedia tra rete informale e contatto diretto con l’azienda
- Sud: forte prevalenza del contatto diretto con le aziende
Rispetto al ruolo delle Agenzie per il lavoro, il dato è emblematico: dove il tessuto imprenditoriale è più organizzato, i canali formali funzionano meglio (al Nord le Agenzie valgono il 4,2%); dove è più frammentato, prevalgono relazioni e iniziative personali.
Settori e livello di istruzione fanno la differenza
Anche il settore professionale incide molto sulle modalità di accesso al lavoro:
- Agricoltura: forte peso delle relazioni informali, soprattutto familiari
- Industria: maggiore utilizzo di agenzie per il lavoro (che valgono il 5,7%) e contatti informali
- Servizi: più rilevanti concorsi e canali istituzionali (pubblica amministrazione, sanità e istruzione)
Il livello di istruzione amplifica queste differenze:
- chi ha un titolo di studio basso dipende maggiormente da relazioni personali
- i laureati accedono più frequentemente a concorsi e canali strutturati
Tipologia di contratto e modalità di ingresso
Le modalità di ingresso nel mercato del lavoro variano anche in base al tipo di contratto:
- i contratti a tempo indeterminato sono spesso collegati a canali istituzionali
- i contratti a termine derivano più frequentemente da contatti diretti o passaparola
Chi ha un contratto più precario, lo ha ottenuto in gran parte attraverso presentazione diretta o passaparola.
Il lavoro autonomo rappresenta, invece, un mondo a parte dove la rete familiare è probabilmente legata soprattutto alla trasmissione intergenerazionale delle imprese.
Cosa ci dicono davvero questi dati
Il peso della rete informale non va letto necessariamente come un’anomalia tutta italiana. Anche nelle aziende più strutturate, in Italia e all’estero programmi di referral interni, in cui i dipendenti segnalano candidati dalla propria rete professionale, sono tra gli strumenti di selezione più utilizzati e considerati più affidabili dai datori di lavoro.
Conoscere qualcuno, in altre parole, non significa sempre necessariamente scavalcare il merito: spesso è il modo in cui domanda e offerta riescono a incontrarsi in un mercato dove le informazioni circolano ancora in modo frammentato.